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A proposito di superenalotto...

"La vincita"

Mi guardo allo specchio e sorrido. Ho vinto.
Finisco di lavarmi, mi asciugo la faccia e scopro gli occhi da dietro l'asciugamano e mi sorrido ancora. Nello specchio del mio vecchio bagno, scorgo finalmente lo sguardo di un uomo felice. Ho vinto.
Esco fischiettante dal bagno, e mi dirigo verso l'asticella che tiene su i miei pochi vestiti e scelgo una camicia recente, dei pantaloni e  le mie scarpe classiche, le definisco così perchè ho solo quelle e devono per forza stare bene con tutto. Ho vinto. Mi sento come quel tipo appiccicato alla volta di quella grande chiesa, a Roma, si, quello a cui uno potente ha toccato il dito indice. Mi hanno detto che dopo a quello gli è cambiata la vita. Mi siedo sul letto: anche io sono stato toccato da una potente signora bendata. Questa volta la fortuna ha deciso di prendere a braccetto me, un uomo come tanti disoccupati che tende a mettere insieme il pranzo e la cena con pochi saltuari lavori. Ma oggi è diverso. Ho vinto ed è ora di andare ad incassare.
Ma è troppo presto, la banca è ancora chiusa. Ma io ho tempo, non avere un lavoro offre anche qualche lato positivo. Mi cerco una panchina libera nella piazza, e ne identifico una sul lato opposto a dove mi trovo: gode dell'ombra di un bel pioppo e della vista dell'entrata della banca. Perfetto. ieri è stata la giornata della svolta. Cominciata come ogni  mia giornata, mi sono cercato un lavoro per poi trovarmi a pomeriggio inoltrato con le stesse mosche nello stesso pugno. Mi siedo per prendere un quartino di bianco e noto un vecchietto, lo sguardo annegato nel suo quartino. Ho la sensazione di vedermi tra tanti anni e sento il bisogno di voler conoscere il futuro, così mi trasferisco al suo tavolo. Non c'è bisogno di giustificare la mia presenza, la luce di felicità che si accende negli occhi acquosi vale più di mille parole. Parliamo di sport e politica, giusto per chiarire che l'arbito soffre di miopia cronica e che noi avremmo fatto sicuramente meglio, poi il vecchietto si blocca. Poi riparte, e con la circospezione cara agli anziani affoga la mano nella tasca e ne estrae un portafoglio ancora più provato del mio. Ne estrae un foglio a cerchietti rossi. Me lo porge sorridendo, l'espressione tenera che solo gli anziani hanno. L'ho appena giocata, è quella buona, mi dice porgendomela. Prendila, insiste, voglio renderti felice come tu hai reso felice me oggi. cerco di oppormi, e mi pare una buona idea pagare per entrambi. Ma quando torno il fagottino di bontà e solitudine non c'è più, ma sul tavolo ha lasciato la schedina.
Decido di aspettare l'estrazione, tanto nessuno mi aspetta, a casa.
Una bicicletta mi passa accanto, riportandomi nella piazza. La banca è aperta, mi alzo e attraverso lentamente la piazza dando un'ultima occhiata alla serata appena trascorsa: seduto davanti alla televisione del bar, la felicità ha preso corpo nei sei numeri macchiati di nero sulla schedina e di colpo la mia vita ha preso a viaggiare dal triciclo al treno ad alta velocità. Ho vinto. Immerso nei miei pensieri non mi accorgo del sopraggiungere di un camioncino e lui non vede me, occupato a scovare un numero civico, mi diranno poi. E l'impatto è inevitabile.
Mi risveglio in un letto d'ospedale, malconcio ma tutto intero. La schedina è il primo pensiero, vedo il portafoglio sul comodino e lo apro: vuoto. L'infermiera si accorge che sono sveglio, le chiedo della mia schedina: non ne hanno trovate. Rubata, mi dico, bastardi, era mia. Ignara, l'infermiera mi sorride e mi dice: brutto incidente, dovrebbe essere felice di essere ancora vivo. Il destino le ha fatto un bel regalo, ha vinto una seconda vita.
Ignara del significato di quello che mi ha detto se ne va: ma in fondo ha ragione. Ho vinto una seconda vita, ed è pur sempre una bella vincita."

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